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Antincendio in un impianto fotovoltaico su capannone

6 min di lettura

Il fotovoltaico non compare fra le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, ma mettere un campo sul tetto di un capannone che lo è significa modificare le condizioni di sicurezza già accertate. E la parte in corrente continua resta in tensione anche quando hai aperto tutto.

Tecnico con imbracatura e linea vita controlla i cavi di un impianto fotovoltaico sul tetto di un capannone

Nell'Allegato I del DPR 1° agosto 2011 n. 151 non c'è una voce «impianto fotovoltaico». Un campo sul tetto non rende soggetta ai controlli di prevenzione incendi un'attività che non lo era. Il che porta molti a concludere che l'antincendio, con il fotovoltaico, non c'entri. È una conclusione sbagliata per una ragione che sta due articoli più avanti.

L'articolo 4 comma 6 del regolamento stabilisce che l'obbligo per l'interessato di avviare nuovamente le procedure ricorre quando vi sono modifiche di lavorazione o di strutture, nei casi di nuova destinazione dei locali o di variazioni qualitative e quantitative delle sostanze pericolose esistenti negli stabilimenti o depositi, «e ogni qualvolta sopraggiunga una modifica delle condizioni di sicurezza precedentemente accertate». E l'articolo 3 stabilisce che i responsabili delle attività di categoria B e C devono richiedere al Comando l'esame dei progetti di modifiche da apportare a quelli esistenti che comportino un aggravio delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio. Un impianto posato sulla copertura di un capannone soggetto è una modifica delle strutture e, in genere, delle condizioni su cui la pratica era stata costruita: la valutazione va fatta prima, e va fatta da chi ha firmato la pratica. Se ne esce che non c'è aggravio, benissimo, ma deve uscirne per iscritto.

Cosa dichiarano di fare, su 784 imprese che abbiamo letto una per una
Manutenzione impianti antincendio739Manutenzione estintori665Manutenzione idranti631Rilevazione fumi272Collaudi antincendio258Impianti sprinkler240Installazione impianti antincendio187

Nostra misurazione: abbiamo aperto il sito di ogni impresa in elenco e contato quali servizi ci scrive sopra. Non e' una stima di mercato, e' cosa dichiarano loro. Aggiornato al 16 ottobre 2026.

Il resto è rischio tecnico, e per capirlo non serve una norma. La prima cosa da sapere è che i moduli producono tensione finché c'è luce. Aprire l'interruttore generale toglie tensione a valle dell'inverter, non alla parte in corrente continua: i cavi che vanno dalle stringhe all'inverter restano in tensione anche a impianto «spento», anche di notte con l'illuminazione pubblica in certi casi, anche mentre l'edificio brucia. È la ragione per cui, quando arriva una squadra di soccorso, la prima domanda riguarda dove passano i cavi in corrente continua e dove si possono sezionare. Se quella risposta non è disponibile in pochi secondi, il modo di operare cambia, e cambia in peggio.

La seconda cosa è che l'arco elettrico in corrente continua non si estingue da solo come in corrente alternata. In alternata la tensione passa per lo zero cento volte al secondo e l'arco si spegne; in continua no, e un arco innescato su un connettore mal serrato, su una giunzione ossidata sotto un modulo o su un cavo schiacciato da una staffa può restare acceso e diventare una sorgente di innesco stabile, appoggiata alla copertura. La stragrande maggioranza degli inneschi documentati negli impianti fotovoltaici nasce lì: nelle connessioni, non nei moduli.

La terza cosa è che il modulo, di per sé, non è il problema principale: il problema è quello che gli sta sotto. Una copertura con isolante combustibile, un lucernario in materiale plastico, un cavedio: un innesco che nasce nell'impianto trova lì il percorso di propagazione, e lo trova in un punto della costruzione che nessuno sorveglia e a cui nessuno può arrivare rapidamente. La reazione al fuoco dei materiali della copertura interessata è quindi un dato che va conosciuto e documentato prima di posare, non ricostruito dopo.

La quarta cosa riguarda lo spazio. I moduli occupano il tetto, e il tetto di un capannone spesso non è vuoto: ci sono gli evacuatori di fumo e calore, i lucernari, le vie di accesso in quota, i punti di ancoraggio delle linee vita, le uscite dei condotti. Un campo fotovoltaico posato senza tenerne conto ostruisce gli evacuatori, impedisce l'apertura di quelli a lamelle, occupa lo spazio in cui i soccorritori devono muoversi e, se qualcosa si stacca, lo lascia cadere dove sotto c'è qualcuno. Sono verifiche geometriche, si fanno su un disegno e costano meno di qualunque discussione successiva.

C'è poi l'inverter, che è un'apparecchiatura con dissipazione termica propria e che troppo spesso viene appoggiata alla parete più comoda: la sua posizione rispetto ai compartimenti, ai depositi e alle vie di esodo è una scelta antincendio, e va trattata come tale.

Che cosa chiedere per iscritto a chi installa, allora. Uno schema con il tracciato dei cavi in corrente continua e i punti di sezionamento, in una forma leggibile anche da chi non ha progettato l'impianto. La segnaletica di presenza dell'impianto agli accessi dell'edificio e sul quadro elettrico. La posizione dell'inverter e dei quadri rispetto alla compartimentazione esistente. La verifica documentata che i moduli non ostruiscono evacuatori, lucernari e percorsi in copertura. La documentazione della reazione al fuoco dei materiali della porzione di copertura interessata. E la dichiarazione di conformità dell'impianto elettrico, che è il documento con cui tutto il resto sta in piedi.

Sul fronte della manutenzione, due note. La prima: i sistemi di evacuazione fumo e calore hanno il loro controllo periodico, e la tabella 1 dell'Allegato I del decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021 indica per essi la UNI 9494-3 fra le norme tecniche di riferimento. Avere un campo fotovoltaico sopra non sospende quella prova: semmai obbliga a scrivere nel verbale come è stata eseguita e con quali accessi. La seconda: la termografia periodica dei quadri, delle stringhe e delle connessioni non è un obbligo antincendio, ma è il modo meno costoso che esista di trovare una giunzione calda prima che diventi un arco. Vale la pena metterla nel contratto di manutenzione dell'impianto elettrico, non in quello dei presidi.

Un'ultima avvertenza, per chi affianca all'impianto un sistema di accumulo. In quel caso il discorso cambia natura e diventa quello dello stoccaggio di batterie: rischi diversi, misure diverse e un quadro tecnico in movimento, che va affrontato a parte e con documenti alla mano.

Cosa fare adesso

Se stai per mettere un impianto fotovoltaico sul tetto, o ce l'hai già e nessuno ha mai verificato cosa è cambiato per l'antincendio, le telefonate da fare sono due. La prima al professionista che ha firmato la pratica dei vigili del fuoco, per sapere se la modifica va comunicata al Comando. La seconda a chi mantiene i tuoi presidi, perché gli evacuatori di fumo e calore sotto i moduli vanno ancora provati e la prova va scritta nel registro. Con il modulo in fondo alla pagina la richiesta arriva alle imprese antincendio della tua provincia: indica che sul tetto c'è, o ci sarà, un impianto fotovoltaico e quali presidi hai in copertura, così il preventivo tiene conto degli accessi. Nessun costo e nessun impegno.

Fonti: DPR 1° agosto 2011 n. 151, Allegato I, articolo 3 comma 1 e articolo 4 comma 6, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 221 del 22 settembre 2011; decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021, Allegato I punto 1 con la tabella 1 delle norme tecniche di riferimento, Gazzetta Ufficiale n. 230 del 25 settembre 2021. Le indicazioni operative dei vigili del fuoco sull'installazione di impianti fotovoltaici esistono e vengono aggiornate, ma non è stato possibile consultarle alla fonte per questo articolo: gli estremi vanno chiesti al Comando provinciale o al professionista antincendio, che deve citarli nella relazione. Le considerazioni sul comportamento della parte in corrente continua e sugli archi elettrici sono descrizioni tecniche del fenomeno e non sono qui attribuite ad alcuna disposizione.

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