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Antincendio Industriale

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Antincendio in una cella frigorifera per surgelati

6 min di lettura

Una cella a meno venticinque gradi non brucia: bruciano l'involucro che la tiene fredda e la zona che le sta intorno. E quasi tutti i presidi antincendio che si danno per scontati, sotto zero, funzionano in modo diverso o non funzionano affatto.

Dettaglio di una struttura metallica in un impianto

Nell'elenco delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi non esiste la voce «cella frigorifera», e nemmeno «magazzino del freddo». Ci si arriva per altre strade, e la prima è quasi sempre la stessa: l'attività 70 dell'Allegato I del DPR 1° agosto 2011 n. 151 riguarda i locali adibiti a depositi di superficie lorda superiore a 1.000 metri quadrati con quantitativi di merci e materiali combustibili superiori complessivamente a 5.000 chilogrammi, in categoria B fino a 3.000 metri quadrati e in categoria C oltre. Le altre porte sono le solite: l'attività 74 per gli impianti di produzione di calore di potenzialità superiore a 116 kilowatt, l'attività 49 per i gruppi elettrogeni e gli impianti di cogenerazione di potenza complessiva superiore a 25 kilowatt, l'attività 12 per i depositi di liquidi infiammabili e combustibili di capacità geometrica complessiva superiore a un metro cubo.

Conviene fermarsi un attimo sull'attività 70, perché in un magazzino di surgelati produce sempre lo stesso equivoco. Il prodotto congelato non è il combustibile: il combustibile è l'imballo. Cartone, film estensibile, vaschette e vassoi in materiale plastico, bancali di legno. In una cella piena, il peso di materiale combustibile è quasi tutto lì, e va contato lì, insieme a quello dei corridoi di transito e delle aree di pallettizzazione. Chi risponde «da noi c'è solo pesce surgelato» sta rispondendo a un'altra domanda.

Cosa dichiarano di fare, su 784 imprese che abbiamo letto una per una
Manutenzione impianti antincendio739Manutenzione estintori665Manutenzione idranti631Rilevazione fumi272Collaudi antincendio258Impianti sprinkler240Installazione impianti antincendio187

Nostra misurazione: abbiamo aperto il sito di ogni impresa in elenco e contato quali servizi ci scrive sopra. Non e' una stima di mercato, e' cosa dichiarano loro. Aggiornato al 16 ottobre 2026.

La seconda cosa da guardare è l'involucro, ed è la parte del magazzino che nessuno considera merce. Una cella è fatta di pannelli sandwich, e quello che conta non è l'acciaio esterno ma l'isolante interno: è un prodotto da costruzione con una prestazione di reazione al fuoco dichiarata dal fabbricante, e quella dichiarazione, insieme alla documentazione della posa, deve stare nel fascicolo. In una cella per surgelati gli spessori sono maggiori che in una cella a temperatura positiva, semplicemente perché il salto termico è maggiore: più isolante, più materia dentro l'involucro. Non è una regola, è aritmetica, e chi fa la valutazione del rischio non può tenerne conto se nessuno gli dice cosa c'è dentro ai pannelli.

Poi c'è il freddo, che è il tema vero e quello su cui si fanno più errori. Tutto ciò che contiene acqua, sotto zero, va progettato apposta. Le reti di idranti, gli sprinkler e i naspi in ambiente a temperatura negativa non sono gli stessi che si mettono in un capannone riscaldato: richiedono soluzioni specifiche, che vanno dimensionate e dichiarate da chi progetta l'impianto. Le norme tecniche di riferimento per il controllo e la manutenzione le elenca la tabella 1 dell'Allegato I del decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021 — la UNI 10779 con la UNI EN 671-3 e la UNI EN 12845 per le reti di idranti, la UNI EN 12845 per gli sprinkler, la UNI 11224 per gli impianti di rivelazione e allarme — ma la scelta della soluzione tecnica adatta al freddo è un tema di progetto, non di manutenzione. La cosa concreta da fare è banale e quasi nessuno la fa: dire al manutentore, prima di firmare il contratto, che una parte dei presidi sta a meno venticinque gradi, e farsi scrivere sul preventivo come intende provarli a temperatura di esercizio. Un verbale che certifica una prova fatta con la cella in sbrinamento non dice niente sull'impianto.

Lo stesso vale per la rivelazione. In un ambiente freddo il fumo si comporta diversamente: si raffredda subito, sale poco e tende a stratificare in basso rispetto a quanto farebbe in un capannone caldo. Ci si aggiungano la brina e il ghiaccio sui dispositivi e la condensa nei periodi di sbrinamento, e si capisce perché la posizione dei rivelatori in cella è una scelta progettuale delicata e perché il controllo periodico va documentato in modo più preciso del solito.

Ci sono poi tre punti di innesco che nelle celle per surgelati ricorrono, e nessuno dei tre sta dentro alla cella. Il primo sono le resistenze di sbrinamento e i cavi scaldanti delle porte e dei telai: sono sorgenti di calore permanenti annegate in un guscio di isolante, e il loro controllo è manutenzione elettrica, non antincendio. Il secondo è la sala macchine, che è un ambiente a sé, con i compressori e la carica di refrigerante, e va trattata come tale. Il terzo è la zona di ricarica dei carrelli elevatori, che nel magazzino del freddo sta sempre nel corridoio caldo di fronte alle celle: è lì che si concentra il rischio elettrico, e va tenuta separata dal materiale combustibile e sorvegliata.

Un'ultima cosa riguarda le persone, e non è propriamente antincendio ma finisce nello stesso piano di emergenza. Una cella è un ambiente in cui una persona può restare chiusa, al buio, a temperatura letale. Porte apribili dall'interno anche a chiavistello chiuso, dispositivo di allarme raggiungibile dall'interno, illuminazione di sicurezza funzionante a quelle temperature: sono verifiche che vanno nella lista di controllo insieme all'estintore. Il decreto del 2021, all'articolo 1 lettera e), chiama sorveglianza l'insieme dei controlli visivi che verificano, fra due controlli periodici, che impianti e attrezzature siano nelle normali condizioni operative, correttamente fruibili e senza danni materiali evidenti, e precisa che può essere effettuata dai lavoratori normalmente presenti dopo adeguate istruzioni; l'Allegato I al punto 2 chiede che sia fatta con regolarità mediante idonee liste di controllo. In un magazzino del freddo quella lista ha tre righe che costano zero: porta libera e apribile, luce di emergenza accesa alla prova, estintore al suo posto e non incrostato di ghiaccio.

Sul piano documentale, infine, vale la pena ricordare due cose. La valutazione del rischio incendio, secondo l'articolo 2 del decreto del Ministro dell'interno 3 settembre 2021, costituisce parte specifica del documento di valutazione dei rischi, e deve essere coerente e complementare con la valutazione del rischio esplosione dove questa è dovuta — un punto che in sala macchine può contare, a seconda del refrigerante impiegato. E la strada semplificata dell'Allegato I di quel decreto, quella dei luoghi a basso rischio, richiede fra l'altro una superficie lorda complessiva non superiore a 1.000 metri quadrati: un magazzino di surgelati la supera in partenza, e finisce sul binario del Codice di prevenzione incendi.

Fonti: DPR 1° agosto 2011 n. 151, Allegato I attività 12, 49, 70 e 74, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 221 del 22 settembre 2011; decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021, articolo 1 lettera e) e Allegato I punti 1 e 2 con la tabella 1 delle norme tecniche di riferimento, Gazzetta Ufficiale n. 230 del 25 settembre 2021; decreto del Ministro dell'interno 3 settembre 2021, articoli 2 e 3 e Allegato I, Gazzetta Ufficiale n. 259 del 29 ottobre 2021. Le soluzioni tecniche per gli impianti ad acqua in ambiente a temperatura negativa non sono qui riportate con riferimenti puntuali: vanno fatte dichiarare dal progettista dell'impianto, con la norma applicata e il criterio antigelo adottato.

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