Antincendio Industriale / Notizie
L'attacco di mandata è l'unico pezzo del tuo impianto che serve a qualcun altro
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Il Codice lo definisce alimentazione idrica sussidiaria: è il bocchettone da cui i vigili del fuoco pompano acqua nella tua rete. Dentro ci sono due valvole che possono bloccarsi, e da fuori non si vede nulla.

Su ogni rete di idranti fatta a regola d'arte c'è un componente che non serve a te. È il bocchettone rosso a muro o su colonnina, di solito vicino al cancello, spesso dietro una siepe o una catasta di pallet. Si chiama attacco di mandata per autopompa, e la sua funzione è una sola: permettere ai vigili del fuoco, quando arrivano, di collegare la loro autopompa e spingere acqua nella tua rete. Nessuno lo usa mai, quindi nessuno si accorge quando smette di funzionare.
Il Codice di prevenzione incendi lo definisce in modo asciutto, nel capitolo delle definizioni sulla protezione attiva: «dispositivo costituito almeno da una valvola di intercettazione ed una di non ritorno, dotato di uno o più attacchi unificati per tubazioni flessibili antincendio», e aggiunge la frase che conta, «svolge la funzione di alimentazione idrica sussidiaria dell'impianto». Sussidiaria significa che è l'alimentazione di riserva del sistema, quella che entra in gioco quando la tua non basta più o non c'è più. Nello stesso Codice, l'elenco dei componenti principali di una rete di idranti mette gli attacchi di mandata per autopompa accanto all'alimentazione idrica, alla rete di tubazioni, alle valvole e agli apparecchi erogatori. Non è un accessorio: è uno dei cinque pezzi che compongono l'impianto.
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Dentro quel bocchettone, dice la definizione, ci sono almeno due valvole. Una di intercettazione, che apre e chiude il collegamento con la rete, e una di non ritorno, che impedisce all'acqua della tua rete di uscire dall'attacco invece di entrarci. Sono due componenti meccanici che stanno fermi per anni, all'aperto, esposti al gelo e alla corrosione. La valvola di intercettazione può essere rimasta chiusa dopo un lavoro, o essersi grippata aperta; la valvola di non ritorno può bloccarsi in posizione chiusa e rendere l'attacco inutile, o bloccarsi aperta e trasformarlo in una perdita. Nessuna delle due cose si vede guardando il coperchio. E in mezzo a queste ci sono i pezzi che si perdono: i tappi di chiusura dei raccordi e le guarnizioni. Un attacco senza tappi ha preso acqua, terra e insetti per anni.
Il decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021 mette questo componente dentro il perimetro della qualificazione del manutentore in modo esplicito. Nel prospetto che descrive il corso per le reti idranti — dieci ore di teoria e sei di pratica — l'elenco dei componenti che il tecnico deve conoscere secondo le rispettive norme di prodotto comprende, oltre ai naspi, agli idranti a muro, alle tubazioni e agli idranti a colonna, anche «attacchi per autopompa», i raccordi per tubazioni flessibili secondo la UNI 804, le chiavi per la manovra dei raccordi secondo la UNI 814 e i tappi per valvole e raccordi secondo la UNI 7421. La parte pratica del corso chiede la verifica della rispondenza e delle caratteristiche prestazionali dei componenti della rete in relazione alle rispettive norme tecniche, e le operazioni di riparazione o sostituzione. Tradotto: chi controlla la tua rete deve saper aprire quell'attacco, verificare i raccordi, provare le valvole e rimettere i tappi giusti. Se sul verbale non c'è, non è stato fatto.
C'è poi un caso in cui il Codice diventa molto più prescrittivo, ed è quello delle colonne a secco. La colonna a secco è la tubazione vuota che corre lungo una via di esodo verticale e che consente ai vigili del fuoco di non stendere manichette lungo le scale. Il Codice prescrive che all'estremità esterna di ciascuna colonna a secco sia installato un attacco di mandata per autopompa dei vigili del fuoco, e detta due requisiti su come va messo: deve essere posizionato in modo da consentire il sicuro collegamento della motopompa dei vigili del fuoco al dispositivo, e deve essere contrassegnato in modo da permettere l'immediata individuazione, con un cartello che riporti la dicitura prevista e, se gli attacchi sono più di uno, la specificazione dell'area servita. Il cartello previsto dal Codice porta la scritta «attacco di mandata per autopompa», l'indicazione della pressione massima di 1,2 MPa, la dicitura «colonna a secco per VVF» e la riga per l'area servita. Le indicazioni progettuali dello stesso capitolo aggiungono i numeri con cui l'impianto va dimensionato e quindi verificato: deve essere garantito l'impiego simultaneo di non meno di tre valvole DN 45 nella posizione idraulicamente più sfavorevole, con una portata minima di 120 litri al minuto ciascuna e una pressione residua alla valvola non minore di 0,2 MPa, considerando una pressione di alimentazione da autopompa dei vigili del fuoco pari a 0,8 MPa.
Quei numeri esistono per un motivo che riguarda anche gli attacchi delle reti ordinarie. Un attacco di mandata è un componente idraulico dimensionato: la sua prestazione si accerta facendo passare acqua, non guardandolo. Il Codice, per le colonne a secco, dice esplicitamente che vanno sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e a operazioni di manutenzione, e che le modalità possono essere ricavate dalle indicazioni applicabili delle norme UNI 10779 e UNI/TS 11559. È lo stesso principio che vale per la rete di idranti: la prova si fa con l'acqua.
E poi c'è la parte che non richiede nessun tecnico e che risolve il novanta per cento dei problemi reali. L'attacco di mandata serve a chi arriva da fuori, di notte, con il fumo, senza sapere dov'è. Deve essere visibile dalla strada, raggiungibile da un mezzo, non coperto da vegetazione, non nascosto dietro un container o un'auto parcheggiata, e con il cartello leggibile. Il decreto controlli mette la sorveglianza — i controlli visivi fra un controllo periodico e l'altro — in capo ai lavoratori normalmente presenti, adeguatamente istruiti, con idonee liste di controllo. Su un attacco di mandata quella lista ha tre voci: che ci siano i tappi, che il cartello si legga, e che davanti non ci sia niente. Sono trenta secondi, e sono trenta secondi che i vigili del fuoco non dovranno spendere loro.
Fonti: allegato 1 al decreto del Ministro dell'interno 3 agosto 2015 nel testo sostituito integralmente dal decreto del Ministro dell'interno 18 ottobre 2019, capitolo G.1.14 «Protezione attiva», capitolo S.6 paragrafo S.6.8.1 e capitolo S.9 paragrafo S.9.7 con le tabelle S.9-6 e S.9-7, Supplemento ordinario n. 41 alla Gazzetta Ufficiale n. 256 del 31 ottobre 2019, consultato nel testo coordinato non ufficiale curato dall'ing. Mauro Malizia; decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021, articolo 1, Allegato I tabella 1 e punto 2, e Allegato II prospetto 3.2, Gazzetta Ufficiale n. 230 del 25 settembre 2021; scheda UNI 10779:2021 su store.uni.com. Le cadenze delle prove sulla rete e sugli attacchi stanno nella UNI 10779 e nel manuale del costruttore: fattele mettere per iscritto dal manutentore.
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