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Come si conta il carico di incendio di un capannone
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Il carico di incendio non è una proprietà della merce: è una somma di masse per poteri calorifici, corretta da tre fattori che dipendono dalla dimensione del compartimento, dal tipo di attività e dagli impianti installati. E una volta scritto sul progetto diventa un vincolo d'esercizio.

Quando il professionista antincendio chiede l'elenco di cosa c'è dentro al capannone non sta facendo l'inventario per curiosità: sta costruendo il carico di incendio, e da quel numero discende la classe di resistenza al fuoco che le strutture devono avere. Vale la pena capire come si costruisce, perché è uno dei pochi numeri della prevenzione incendi che l'azienda può cambiare, e perché una volta scritto sul progetto riguarda il magazziniere più del progettista.
Il Codice di prevenzione incendi — il decreto del Ministro dell'interno 3 agosto 2015, il cui allegato tecnico è stato sostituito dal decreto 18 ottobre 2019 — definisce il carico di incendio come il potenziale termico netto della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio, espresso in megajoule. Il carico di incendio specifico è lo stesso valore riferito all'unità di superficie, in megajoule al metro quadrato. La procedura sta al paragrafo S.2.9 del capitolo sulla resistenza al fuoco, e sono due formule in fila.
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La prima conta la roba. Il valore nominale del carico di incendio specifico è la somma, estesa a tutti i materiali combustibili presenti, del prodotto di quattro grandezze, divisa per la superficie lorda del piano del compartimento. Le quattro grandezze sono: la massa in chilogrammi di ciascun materiale; il suo potere calorifico inferiore in megajoule al chilogrammo, che si determina sperimentalmente secondo la UNI EN ISO 1716, si deduce dal prospetto E3 della UNI EN 1991-1-2 oppure si mutua dalla letteratura tecnica; un fattore di partecipazione alla combustione pari a 0,80 per il legno e gli altri materiali di natura cellulosica e a 1,00 per tutti gli altri; e un fattore di limitazione della partecipazione che vale 0 per i materiali contenuti in contenitori progettati apposta per resistere al fuoco per un tempo congruente con la classe di resistenza e comunque di classe minima EI 15 — gli armadi per liquidi infiammabili, per intendersi — 0,85 per i materiali dentro contenitori non combustibili che conservino la loro integrità ma non progettati per resistere al fuoco, come fusti e armadi metallici, e 1 in tutti gli altri casi, barattoli di vetro e bombolette spray compresi.
Qui ci sono già due sorprese per chi il capannone lo vive tutti i giorni. La prima è che si conta tutto il combustibile presente, non solo la merce: bancali, cartone, film estensibile, casse, scaffalature in legno, imballi vuoti in attesa di essere smaltiti. In un magazzino ordinario l'imballaggio pesa più del prodotto. La seconda è che l'armadio giusto vale zero. Spostare i solventi da uno scaffale aperto a un armadio di sicurezza non è un gesto simbolico: azzera il contributo di quel materiale nella somma.
La seconda formula trasforma il valore nominale in valore di progetto moltiplicandolo per tre fattori. Il primo tiene conto della dimensione del compartimento e cresce con essa: 1,00 sotto i 500 metri quadrati, 1,20 fra 500 e 1.000, 1,40 fra 1.000 e 2.500, 1,60 fra 2.500 e 5.000, 1,80 fra 5.000 e 10.000, 2,00 da 10.000 in su. Un capannone grande paga la propria dimensione, ed è la ragione tecnica per cui compartimentare conviene anche quando nessuno lo impone. Il secondo tiene conto del tipo di attività svolta e vale 0,80 per le aree a basso rischio di incendio, 1,00 per quelle a rischio moderato, 1,20 per quelle ad alto rischio, in termini di probabilità di innesco, velocità di propagazione delle fiamme e possibilità di controllo da parte delle squadre di emergenza.
Il terzo fattore è il prodotto dei coefficienti relativi alle misure antincendio installate, ed è il pezzo che rende il carico di incendio una grandezza governabile. Una rete di idranti con protezione interna vale 0,90, con protezione interna ed esterna 0,80. Un sistema automatico ad acqua o schiuma insieme a una rete di idranti con protezione interna vale 0,54, e 0,48 se la protezione è anche esterna; un altro sistema automatico con rete di idranti vale 0,72 e 0,64 negli stessi due casi. La gestione della sicurezza antincendio di livello di prestazione II vale 0,90, ma solo se gli addetti antincendio garantiscono la presenza continuativa nelle 24 ore. Il controllo di fumi e calore di livello III vale 0,90, la rivelazione e allarme di livello III vale 0,85, l'operatività antincendio di livello IV vale 0,81. Si moltiplicano fra loro. Due capannoni con dentro la stessa identica merce possono così avere carichi di incendio di progetto che differiscono di oltre la metà, e la differenza sta nell'impianto, non nel bancale.
Il Codice prevede anche una strada alternativa: il valore nominale si può ricavare da una valutazione statistica del carico di incendio per la specifica attività, facendo riferimento a valori con probabilità di superamento inferiore al venti per cento, e l'appendice E della UNI EN 1991-1-2 riporta densità di carico per destinazione d'uso, sia come valore medio sia come frattile. È la strada che si usa quando l'inventario reale non è ricostruibile, e va dichiarata.
Resta la parte che nessuno legge e che è la più importante per chi lavora dentro. Il Codice dice che i valori del carico di incendio specifico di progetto e delle caratteristiche del compartimento adottati nel progetto costituiscono un vincolo di esercizio per le attività da svolgere all'interno della costruzione. Non è una formula di stile: se il progetto è stato costruito su un certo carico e il magazzino è arrivato al doppio perché il commerciale ha comprato bene, il capannone non è più conforme al proprio progetto, e per accorgersene non serve un incendio, basta una visita. Vale anche al contrario: se hai calcolato il carico contando su uno sprinkler, quello sprinkler non è un accessorio, è un pezzo della struttura.
C'è infine un punto di contatto con il decreto del Ministro dell'interno 3 settembre 2021, quello che ha sostituito il DM 10 marzo 1998. Fra i requisiti che definiscono un luogo di lavoro a basso rischio d'incendio c'è l'assenza di materiali combustibili in quantità significative, e una nota precisa che per quantità significative si intende generalmente un carico di incendio specifico superiore a 900 megajoule al metro quadrato. È la soglia oltre la quale la strada semplificata si chiude.
Come si conta in pratica, allora: per compartimento e non per azienda, con masse reali e non con stime a occhio, con l'elenco scritto e datato allegato alla valutazione, e con un giro di controllo quando cambia la merce. È l'unico modo perché il vincolo d'esercizio non diventi una sorpresa.
Fonti: decreto del Ministro dell'interno 3 agosto 2015, allegato 1 come sostituito dal decreto del Ministro dell'interno 18 ottobre 2019, capitolo G.1 per le definizioni e capitolo S.2 «Resistenza al fuoco», paragrafo S.2.9, formule S.2-4 e S.2-5 e tabelle S.2-6, S.2-7 e S.2-8, pubblicato nel supplemento ordinario n. 41 alla Gazzetta Ufficiale n. 256 del 31 ottobre 2019, con riscontro sul testo originario nel supplemento ordinario n. 51 alla Gazzetta Ufficiale n. 192 del 20 agosto 2015; decreto del Ministro dell'interno 3 settembre 2021, Allegato I, nota sulle quantità significative di materiali combustibili, Gazzetta Ufficiale n. 259 del 29 ottobre 2021.
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