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Compartimentazione: la parete regge, sono i buchi che la fanno fallire

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Il decreto controlli ha una riga sola per la compartimentazione, quella delle porte resistenti al fuoco. Per le serrande tagliafuoco e per i passaggi degli impianti non c'è né una norma in tabella né un corso di manutentore: l'obbligo di manutenerle però resta, e sta altrove.

Veduta di un impianto industriale

Una parete REI 120 non smette di essere REI 120 perché è vecchia. Smette di esserlo il giorno in cui qualcuno ci passa dentro un tubo, un cavo o un condotto e richiude il buco con la schiuma poliuretanica del ferramenta. Ed è per questo che nel Codice di prevenzione incendi la compartimentazione non è un capitolo sui muri: è un capitolo sulla continuità.

Il paragrafo che lo dice si intitola proprio così, «continuità dei compartimenti», ed è il punto del capitolo S.3 dell'allegato 1 al decreto del Ministro dell'interno 3 agosto 2015, nel testo sostituito integralmente dal decreto 18 ottobre 2019, che elenca dove la barriera si rompe. Le chiusure d'ambito orizzontali e verticali dei compartimenti, dice il testo, devono formare una barriera continua e uniforme contro la propagazione degli effetti dell'incendio, per esempio nel caso delle giunzioni fra gli elementi di compartimentazione, dell'attraversamento degli impianti tecnologici o di processo, delle canalizzazioni aerauliche, dei camini di esaustione o di estrazione fumi, delle facciate continue, degli ascensori e degli altri condotti verticali. Sei situazioni, e sono esattamente le sei che in un capannone cambiano ogni volta che si sposta una linea o si rifà un impianto.

Quanto è concentrato il mercato: province per numero di imprese in elenco
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Per due di queste il Codice indica anche la soluzione. Per gli attraversamenti degli impianti distingue due casi: quando gli effetti dell'incendio possono attaccare l'integrità e la forma dell'impianto — è il caso di una tubazione in PVC, che si deforma e lascia il foro libero — si adottano sistemi sigillanti resistenti al fuoco, e il testo cita come esempi il collare sulle tubazioni in plastica e i sacchetti penetranti nelle canaline portacavi; quando invece gli effetti dell'incendio possono causare solo il riscaldamento dell'impianto — è il caso di una tubazione metallica, che non si deforma ma conduce calore — si adottano isolanti non combustibili su un tratto di tubazione oltre l'elemento di separazione, sul lato non esposto all'incendio. Sono due rimedi diversi per due problemi diversi, e usare l'uno al posto dell'altro non funziona. Per le canalizzazioni aerauliche, invece, la soluzione è l'installazione di serrande tagliafuoco oppure l'impiego di canalizzazioni resistenti al fuoco per l'attraversamento dei compartimenti.

Entrambe queste soluzioni sono prodotti classificati, con norme di prova e di classificazione proprie, ed è utile saperle riconoscere sui documenti. Nel capitolo sulla resistenza al fuoco, il Codice riporta la tabella dei sistemi di sigillatura di fori passanti e di giunti lineari, che rimanda alle norme EN 13501-2 ed EN 1366-3 e 1366-4, con classi E ed EI da 15 a 240 minuti; e la tabella delle serrande tagliafuoco, che rimanda alle norme EN 13501-3 ed EN 1366-2, con classi EI da 15 a 240 ed E da 30 a 120. La UNI EN 1366-2, in vigore dal 27 agosto 2015, specifica il metodo per determinare la resistenza al fuoco delle serrande installate in elementi compartimentanti; la UNI EN 1366-3, nell'edizione entrata in vigore il 5 marzo 2025, specifica metodo e criteri per valutare la capacità di un sistema sigillante per attraversamenti di mantenere la resistenza al fuoco dell'elemento di separazione. La norma di prodotto della serranda tagliafuoco è la UNI EN 15650, in vigore dal 26 maggio 2010, che riguarda le serrande da utilizzare unitamente agli elementi di separazione per mantenere la compartimentazione al fuoco. Se sul tuo fascicolo non ci sono la dichiarazione di prestazione e la classe, quel prodotto non è dimostrabile.

E qui arriviamo alla parte che sorprende chi legge il decreto controlli aspettandosi di trovarci tutto. Nella tabella 1 dell'Allegato I del decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021, l'unica riga che riguarda la compartimentazione è «porte e finestre apribili resistenti al fuoco», con la UNI 11473 come norma di riferimento. Non c'è una riga per le serrande tagliafuoco, non c'è una riga per le sigillature degli attraversamenti. E fra i tredici prospetti che descrivono i corsi di qualificazione dei tecnici manutentori, quello che si avvicina di più è il prospetto delle porte resistenti al fuoco — otto ore di teoria e quattro di pratica, con rimando alla UNI 11473-1 — che parla di chiudiporta, maniglioni, regolatori di chiusura, serrature e contrappesi. Di serrande, niente.

Sarebbe un errore leggerla come un'esenzione, e il decreto stesso lo spiega in due punti. Il primo è che la tabella 1 non è un elenco chiuso: il testo la introduce dicendo che essa «indica alcune possibili norme e specifiche tecniche di riferimento» per la manutenzione e il controllo di impianti, attrezzature e altri sistemi di sicurezza antincendio, «che integrano le disposizioni applicabili». Il secondo è che l'obbligo generale sta prima, e non ha eccezioni: il datore di lavoro deve predisporre un registro dei controlli dove siano annotati i controlli periodici e gli interventi di manutenzione su impianti, attrezzature e altri sistemi di sicurezza antincendio, e quegli interventi devono essere effettuati da tecnici manutentori qualificati, in accordo alle norme tecniche pertinenti e al manuale di uso e manutenzione. Il decreto aggiunge poi, nell'Allegato II, che i tredici prospetti coprono i sistemi «maggiormente utilizzati» nei luoghi di lavoro, e che con decreto del Direttore centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica dei vigili del fuoco possono essere definiti ulteriori contenuti minimi di formazione. Cioè: l'elenco è destinato a crescere.

C'è infine una ragione tecnica per cui la serranda tagliafuoco va provata e non guardata, ed è che spesso non si chiude da sola. Il Codice, descrivendo le funzioni dell'impianto di rivelazione e allarme, prevede fra le funzioni secondarie l'avvio automatico dei sistemi di ripristino delle compartimentazioni, e cita come esempi proprio la chiusura delle serrande tagliafuoco e lo sgancio delle porte tagliafuoco. Nei livelli di prestazione più alti quella funzione non è facoltativa. Significa che la serranda del tuo condotto è un attuatore comandato da una centrale: per sapere se chiude bisogna farla chiudere dalla centrale, e poi riarmarla. Un controllo che si esaurisce in una firma sul registro non ha verificato niente, perché una serranda aperta e una serranda bloccata aperta sono lo stesso oggetto.

Tre cose da chiedere, allora, al prossimo giro di manutenzione. L'elenco delle serrande tagliafuoco presenti con la loro classe e la loro posizione; l'evidenza che siano state fatte chiudere e riarmare, non solo osservate; e, per ogni attraversamento rifatto negli ultimi anni, il documento del sistema sigillante installato. Se il terzo punto non esiste, il compartimento che stai pagando finisce dove finisce l'ultimo tubo che ci passa dentro.

Fonti: allegato 1 al decreto del Ministro dell'interno 3 agosto 2015 nel testo sostituito integralmente dal decreto del Ministro dell'interno 18 ottobre 2019, capitolo S.2 tabelle S.2-22 e S.2-30, capitolo S.3 paragrafi S.3.7.2 e S.3.7.3, capitolo S.7 paragrafi S.7.4.3 e S.7.4.4, Supplemento ordinario n. 41 alla Gazzetta Ufficiale n. 256 del 31 ottobre 2019, consultato nel testo coordinato non ufficiale curato dall'ing. Mauro Malizia; decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021, articoli 3 e 4, Allegato I punto 1 e tabella 1, Allegato II punto 3 e prospetto 3.3, Gazzetta Ufficiale n. 230 del 25 settembre 2021; schede UNI EN 15650:2010, UNI EN 1366-2:2015, UNI EN 1366-3:2025, UNI EN 13501-3:2025 e UNI 11473-1:2013 su store.uni.com. Le periodicità dei controlli su porte e serrande stanno nelle norme tecniche e nei manuali dei costruttori, e vanno chieste per iscritto.

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