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Estintori a CO2: servono dove c'è tensione, non dove c'è carta
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Il Codice di prevenzione incendi non mette mai l'anidride carbonica fra gli estinguenti dei fuochi di classe A, e per i fuochi di cucina la definisce pericolosa. Se in capannone il CO2 ha preso il posto della polvere, la protezione di base non c'è più.

L'estintore a CO2 si compra quasi sempre per una ragione sola: non sporca. È vero, e in un ufficio con i server o accanto a un quadro elettrico è esattamente la ragione giusta. Il problema nasce quando quella comodità diventa una regola generale e i CO2 finiscono appesi ovunque, anche dove il rischio è la carta, il legno, i pallet o il tessuto. Perché lì, secondo il Codice di prevenzione incendi, l'anidride carbonica semplicemente non è l'estinguente previsto.
Conviene partire da dove il legislatore colloca ogni agente estinguente. Nel capitolo S.6 del Codice — l'allegato 1 al decreto del Ministro dell'interno 3 agosto 2015, nel testo sostituito integralmente dal decreto 18 ottobre 2019 — c'è una tabella che associa a ciascuna classe di fuoco gli estinguenti idonei. Per la classe A, cioè i fuochi di materiali solidi di natura organica che formano braci, la tabella elenca l'acqua, l'acqua con additivi per classe A, la schiuma e la polvere. L'anidride carbonica non c'è. Compare invece nella riga della classe B, i fuochi di liquidi o solidi liquefacibili, insieme all'acqua con additivi per classe B, alla schiuma e alla polvere. E compare una terza volta, in negativo, nella riga della classe F: il Codice scrive che l'utilizzo di estintori a polvere e di estintori a biossido di carbonio contro i fuochi di classe F, cioè oli e grassi di cottura, «è considerato pericoloso».
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Il punto che fa la differenza in un capannone è il primo. La protezione di base con estintori di classe A, dice il Codice, deve essere estesa all'intera attività, e in ciascun piano, soppalco o compartimento va installato un numero di estintori di classe A tale da rispettare una distanza massima di raggiungimento che varia con il profilo di rischio per la vita: quaranta metri nei casi meno gravosi, trenta nella maggior parte delle situazioni ordinarie, venti in quelle più severe. La capacità estinguente minima sale in parallelo da 13 A a 21 A a 27 A, con carica nominale di 6 litri o 6 chilogrammi, e in ogni caso deve esserci almeno un estintore di classe A per piano, soppalco o compartimento. Un estintore a CO2 non porta una classificazione A: quindi non conta in quel calcolo. Se il fornitore ha sostituito i portatili a polvere con dei CO2 «per non fare danni», la protezione di base non è stata migliorata, è stata tolta.
Dove il CO2 è invece la risposta giusta lo dice un'altra tabella dello stesso capitolo, quella dedicata agli altri fuochi e ai rischi specifici. La riga «impianti ed apparecchiature elettriche sotto tensione» chiede che siano installati estintori adatti a operare su di essi, in prossimità della sorgente di rischio, e la nota spiega che cosa significa: gli estintori portatili conformi alla norma EN 3-7 con agente estinguente privo di conducibilità elettrica, e gli esempi che il testo fa sono la polvere e l'anidride carbonica, sono idonei sino a 1000 V e alla distanza di 1 metro. Un metro, non tre. C'è poi un secondo impiego meno noto: il Codice afferma esplicitamente che gli estintori a polvere e quelli a biossido di carbonio sono considerati idonei per l'intervento sui solventi polari, l'acetone per esempio. Se in reparto si usano solventi di quel tipo, un CO2 vicino alla sorgente di rischio ha una ragione tecnica precisa.
Ci sono infine due controindicazioni che il Codice mette per iscritto e che nessun catalogo evidenzia. La prima riguarda i luoghi chiusi: per i principi di incendio di classe A o di classe B in ambienti chiusi il testo dice che «è opportuno l'utilizzo di estintori a base d'acqua (estintori idrici)». La nota che segue motiva la preferenza parlando della polvere, che riduce improvvisamente la visibilità e può irritare pelle e mucose, ma il criterio generale enunciato poco sopra vale per tutti: la tipologia va scelta tenendo conto degli effetti causati sugli occupanti dall'erogazione dell'agente estinguente, e degli effetti sui beni protetti. La seconda controindicazione sta nell'elenco delle caratteristiche che servono a scegliere l'apparecchio giusto: oltre al peso e alla dielettricità del getto, il Codice cita fra le caratteristiche «usualmente indesiderate» la tossicità, i residui e le temperature pericolose. Un getto di anidride carbonica esce molto freddo, e in un locale piccolo e chiuso una scarica riempie un volume d'aria che poi qualcuno deve respirare. Non è un dettaglio da manuale: è la ragione per cui la valutazione dei rischi deve dire dove il CO2 può stare e dove no.
Anche il portafoglio se ne accorge, in un punto che quasi nessuno guarda. Nella tabella con cui il Codice determina numero e capacità estinguente degli estintori di classe B in funzione dei litri di liquido infiammabile stoccati o in lavorazione, la carica nominale minima richiesta è di 4 chilogrammi o 3 litri, ma diventa 5 chilogrammi se l'estintore è ad anidride carbonica. A parità di prestazione dichiarata, con il CO2 devi portarti in casa più carica e quindi più bombola.
Sulla manutenzione, invece, il CO2 non è un mondo a parte. Il decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021, il cosiddetto decreto controlli, nella sua tabella 1 ha una riga sola per gli estintori, con la UNI 9994-1 come norma di riferimento, e un solo percorso di qualificazione del manutentore, intitolato «estintori d'incendio portatili e carrellati», da otto ore di teoria e quattro di pratica. Chi ha l'attestato sugli estintori ce l'ha anche sui tuoi CO2, e non serve chiederne un secondo. Quello che cambia è cosa c'è dentro l'apparecchio: un estintore ad anidride carbonica è un recipiente in pressione permanente, e la sua bombola segue regole che gli estintori a polvere con cartuccia non seguono. È una storia a sé, ed è il motivo per cui sul cartellino di un CO2 la voce del collaudo pesa in modo diverso.
La verifica da fare, se hai un capannone, è di quelle da mezz'ora. Prendi la planimetria con la posizione degli estintori e segna quali sono a CO2. Se la copertura di classe A regge anche togliendoli dal conto, sei a posto. Se non regge, il fornitore ti ha venduto pulizia al posto di protezione, e la valutazione del rischio va aggiornata prima del prossimo controllo semestrale.
Fonti: allegato 1 al decreto del Ministro dell'interno 3 agosto 2015 nel testo sostituito integralmente dal decreto del Ministro dell'interno 18 ottobre 2019, capitolo S.6 «Controllo dell'incendio», paragrafi S.6.5, S.6.6.1, S.6.6.2, S.6.6.2.1 e tabelle S.6-4, S.6-5, S.6-6 e S.6-8, Supplemento ordinario n. 41 alla Gazzetta Ufficiale n. 256 del 31 ottobre 2019, consultato nel testo coordinato non ufficiale curato dall'ing. Mauro Malizia; decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021, Allegato I tabella 1 e Allegato II prospetto 3.1, Gazzetta Ufficiale n. 230 del 25 settembre 2021; scheda UNI 9994-1:2024 su store.uni.com. In questo articolo non trovi periodicità in mesi: stanno nella UNI 9994-1 e vanno lette sui tuoi apparecchi, per iscritto, dal manutentore.
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