Antincendio Industriale / Notizie
Water mist: sembra uno sprinkler con meno acqua, ma in manutenzione è un impianto a pressione
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Il decreto controlli assegna all'acqua nebulizzata una norma sua, la UNI EN 14972-1, e un corso di manutentore che fra i sistemi ad acqua è l'unico a comprendere i regolamenti sulle apparecchiature a pressione. È lì che sta la differenza vera con gli sprinkler.

L'argomento con cui si vende un impianto ad acqua nebulizzata è quasi sempre lo stesso: fa lo stesso lavoro di uno sprinkler usando una frazione dell'acqua, quindi meno danni da allagamento, serbatoi più piccoli, tubazioni più sottili. È vero, ed è il motivo per cui il water mist si trova nelle sale macchine, nei locali tecnici, negli archivi, nei musei e in molti spazi dove un impianto sprinkler farebbe più danni dell'incendio che spegne. Quello che quasi mai viene detto in fase di offerta è che il risparmio di acqua si paga in pressione, e che la pressione cambia chi può metterci le mani.
Partiamo dalle norme, perché il decreto controlli le tiene ben separate. Nella tabella 1 dell'Allegato I del decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021, la riga «Impianti sprinkler» rimanda alla UNI EN 12845 e la riga «Sistemi ad acqua nebulizzata (water mist)» rimanda alla UNI EN 14972-1. Sono due norme diverse, con due storie diverse. La UNI EN 12845 è in vigore nell'edizione entrata in vigore il 4 giugno 2026, che ha sostituito quella del 2020: specifica requisiti e raccomandazioni per la progettazione, l'installazione e la manutenzione degli impianti fissi antincendio sprinkler negli edifici e negli insediamenti industriali, e copre la classificazione dei pericoli, le alimentazioni idriche, i componenti, l'installazione, le prove e il collaudo, la manutenzione e l'ampliamento dei sistemi esistenti. La UNI EN 14972-1 è in vigore nell'edizione entrata in vigore il 7 agosto 2025, che ha sostituito quella del 2021: definisce requisiti e guida per la progettazione, l'installazione, i controlli e la manutenzione dei sistemi ad acqua nebulizzata fissati a terra.
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Nel sommario dell'edizione precedente di quest'ultima c'è una precisazione che conviene conoscere prima di firmare: la norma copre solo le applicazioni indicate nei protocolli di prova della serie EN 14972, ed esclude la protezione contro le esplosioni e le applicazioni sui veicoli. È la differenza di fondo con gli sprinkler. Uno sprinkler si progetta partendo da una classificazione di pericolo tabellata; un water mist si progetta partendo da un protocollo di prova che dimostra che quella specifica combinazione di ugelli, pressione e geometria funziona su quello specifico scenario. Fuori dagli scenari provati non c'è una tabella a cui appoggiarsi. Il che significa, molto concretamente, che se cambi la destinazione d'uso del locale protetto — da archivio a magazzino, da sala macchine a deposito — l'impianto water mist non si «riadatta» come si riadatta uno sprinkler: va riverificato contro il protocollo giusto, o non protegge più niente di dimostrabile.
La seconda differenza sta in cosa c'è dentro l'impianto, e il decreto controlli la mette nero su bianco nel programma del corso che il manutentore deve frequentare. Il prospetto dedicato ai sistemi ad acqua nebulizzata elenca, nella parte pratica, i componenti su cui il tecnico deve saper lavorare: sistemi di tubazioni, circuiti idraulici e pneumatici, valvole di non ritorno, scarichi, componenti elettrici, testine, valvole di regolazione della pressione, valvole di controllo, valvole di sicurezza, componenti dell'alimentazione idrica e sistemi di pressurizzazione. Chiede poi la verifica dell'integrità del sistema di tubazioni, dei cablaggi e delle interconnessioni, e il controllo funzionale della centrale di sorveglianza con l'attivazione e la gestione del sistema, verificando la programmazione e l'esecuzione delle funzioni assegnate anche in relazione al piano di emergenza dell'attività protetta. Circuiti pneumatici, valvole di sicurezza, sistemi di pressurizzazione: è la lista dei componenti di un impianto in pressione, non di una rete idraulica.
E qui arriva il dettaglio che vale da solo il confronto con lo sprinkler. Fra i tredici prospetti dell'Allegato II del decreto, solo tre comprendono nel programma teorico il richiamo dei requisiti di sicurezza delle apparecchiature a pressione e dei regolamenti per la loro verifica: quello degli estintori, quello dei sistemi di spegnimento a estinguente gassoso e quello dei sistemi ad acqua nebulizzata. Il prospetto degli sprinkler non ce l'ha. È il legislatore che dice, senza dirlo, che il water mist appartiene alla famiglia degli impianti in pressione più che a quella degli impianti ad acqua: le bombole di azoto o i gruppi di pressurizzazione che alimentano un sistema ad alta pressione sono attrezzature con una loro disciplina, e chi li mantiene deve conoscerla.
La terza differenza è la durata del corso, e va letta al contrario di come sembra. Il manutentore degli sprinkler fa ventiquattro ore di teoria e otto di pratica, trentadue in tutto; quello del water mist ne fa sedici di teoria e otto di pratica, ventiquattro in tutto. Il corso sprinkler è più lungo perché deve coprire un impianto molto più esteso e articolato: valvole di allarme a umido, a secco, a preazione e alternato, acceleratori, impianti a diluvio, erogatori di scorta, gruppi di pompaggio con pompe sopra e sotto battente, motopompe, pompe elettriche e i locali che li ospitano, disciplinati dalla UNI 11292. Il water mist ha meno varietà impiantistica ma una specializzazione più stretta. In pratica: chi è qualificato sugli sprinkler non è per questo qualificato sul water mist, e viceversa. Sono due attestati distinti, e dal 26 settembre 2026 vanno chiesti entrambi se hai entrambi gli impianti.
Un'ultima nota per orientarsi nella carta che ti gireranno. Il Codice di prevenzione incendi, nella tabella delle soluzioni conformi per i sistemi automatici di controllo o estinzione, per l'acqua nebulizzata cita ancora la specifica tecnica UNI CEN/TS 14972, che è la generazione precedente della norma. Il decreto controlli cita invece la UNI EN 14972-1. Non è una contraddizione, è solo che i due testi sono stati scritti in momenti diversi e la specifica tecnica è poi diventata norma. Se il preventivo che hai in mano cita la TS, non è sbagliato: chiedi però che il piano di manutenzione sia riferito all'edizione della norma oggi in vigore, con la data.
Fonti: decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021, Allegato I tabella 1 e Allegato II prospetti 3.1, 3.4, 3.7 e 3.13, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 230 del 25 settembre 2021; schede UNI EN 14972-1:2025, UNI EN 14972-1:2021 e UNI EN 12845:2026 su store.uni.com; allegato 1 al decreto del Ministro dell'interno 3 agosto 2015 nel testo sostituito integralmente dal decreto 18 ottobre 2019, capitolo S.6, tabella S.6-11, consultato nel testo coordinato non ufficiale curato dall'ing. Mauro Malizia. Le periodicità dei controlli stanno nella UNI EN 14972-1 e nel manuale del costruttore, e vanno chieste per iscritto al manutentore.
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