Antincendio Industriale / Notizie
Porte tagliafuoco: la UNI 11473 e il magnete che sta nel mezzo fra due fornitori
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Il decreto controlli assegna alle porte resistenti al fuoco la UNI 11473 e il corso più corto dell'elenco. Il fermo-porta magnetico che le tiene aperte, invece, sta nel programma di un altro tecnico: ed è lì che le verifiche non tornano.

Una porta tagliafuoco è l'unico presidio antincendio che le persone usano cento volte al giorno senza pensarci. È anche l'unico che si può neutralizzare completamente con un estintore appoggiato per terra, e questo spiega perché sia il presidio con il tasso di anomalie più visibile a occhio nudo di tutto il capannone.
Nella tabella 1 dell'Allegato I del decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021 — il decreto controlli — la riga «Porte e finestre apribili resistenti al fuoco» ha una sola norma tecnica accanto: UNI 11473. È una serie in tre parti, e vale la pena sapere che cosa fa ciascuna, perché sono tre oggetti diversi e solo il primo riguarda la porta.
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La UNI 11473-1:2013, in vigore dal 17 gennaio 2013, descrive i requisiti per l'erogazione del servizio di posa in opera e manutenzione periodica delle porte e finestre apribili resistenti al fuoco e per il controllo della dispersione di fumo. Il suo sommario contiene una precisazione che in pratica è un filtro: la norma si applica alle porte resistenti al fuoco la cui prestazione è stata provata inizialmente secondo la UNI EN 1634, oppure la UNI 9723, oppure la Circolare 91 del 1961, e purché siano identificate come tali tramite targhetta o tramite documenti esistenti, primariamente il progetto di prevenzione incendi approvato dai vigili del fuoco. Aggiunge che si applica alle porte resistenti al fuoco poste sulle vie di fuga.
Letto al contrario, quel paragrafo dice una cosa che in molti capannoni è il vero problema: se una porta non ha targhetta e non compare in nessun documento, non c'è modo di sapere cosa sia. Non è una porta tagliafuoco fino a prova contraria, ed è la prima domanda che un manutentore serio ti fa al sopralluogo di presa in carico. Le targhette si staccano, si verniciano, finiscono coperte da un adesivo. Il posto dove la porta esiste con la sua classificazione è la documentazione della pratica, ed è per questo che il progetto approvato è citato in una norma tecnica sulla manutenzione.
Le altre due parti non parlano della porta. La UNI 11473-2:2014, in vigore dall'11 settembre 2014, descrive i requisiti dell'organizzazione che eroga il servizio. La UNI 11473-3:2014, in vigore dal 18 dicembre 2014, stabilisce i requisiti di conoscenza, abilità e competenza di chi esercita l'attività professionale di installatore e manutentore di porte resistenti al fuoco. Quando un fornitore ti dice che «è certificato UNI 11473», quindi, non ti sta dicendo niente sulla tua porta: ti sta dicendo qualcosa sulla sua azienda o sul suo tecnico.
Il decreto controlli descrive poi cosa deve saper fare quel tecnico. Nell'Allegato II, il prospetto dedicato alle porte resistenti al fuoco prevede otto ore di teoria e quattro di pratica: è il corso più breve di tutto l'elenco, alla pari con quello degli estintori, e molto lontano dalle ventiquattro ore di teoria e sedici di pratica previste per i sistemi di evacuazione fumo e calore. La teoria comprende le norme per la costruzione dei serramenti resistenti al fuoco, le istruzioni del produttore, la dichiarazione di conformità e quella di corretta posa in opera, il sopralluogo di presa in carico, le modalità per individuare difetti di installazione, la UNI 11473-1, la sorveglianza, il controllo periodico, la manutenzione ordinaria e straordinaria e la sostituzione dei componenti con il mantenimento della conformità. La pratica prevede prove su diverse tipologie di porta — scorrevole, in acciaio, a un battente, a due battenti — la ricerca di guasti e anomalie alla presa in carico, e dimostrazioni di regolazione di chiudiporta, maniglioni antipanico, dispositivi di apertura a spinta, regolatori di chiusura, serrature e contrappesi.
Guarda quell'elenco e nota cosa non c'è: il fermo-porta magnetico.
Il magnete che tiene aperta la porta tagliafuoco del corridoio non compare nel programma del tecnico delle porte. Compare in quello di un altro tecnico. Nel prospetto del decreto dedicato agli impianti di rivelazione e allarme incendio, fra le funzioni ausiliarie che il manutentore deve saper controllare e ripristinare, il decreto elenca testualmente i dispositivi di ingresso e uscita, i «ferma porta magnetici per serramenti resistenti al fuoco» e l'avvio di altri impianti di protezione attiva. Il magnete, insomma, è un accessorio dell'impianto di rivelazione, non della porta.
Questo ha una conseguenza pratica che si vede in ogni verifica fatta sul serio. Una porta tenuta aperta da un magnete non è una porta che si chiude: è una porta che si chiude *se* la centrale di rivelazione dà il comando, *se* quel comando è programmato, *se* il magnete rilascia, e *se* il chiudiporta ha ancora la forza di portare l'anta in battuta contro il corrente d'aria del capannone. Sono quattro condizioni in fila, e stanno a cavallo di due contratti. Il tecnico della rivelazione verifica il comando; il tecnico delle porte verifica il chiudiporta e la battuta. Se nessuno dei due sta guardando la sequenza intera, la sequenza intera non è mai stata provata. Il decreto, nel programma pratico dell'impianto di rivelazione, chiede espressamente la verifica della programmazione e dell'esecuzione delle funzioni assegnate anche in relazione al piano di emergenza dell'attività sorvegliata: la prova esiste, ha un titolare, e va chiesta.
Il decreto del Ministro dell'interno 3 settembre 2021, quello che fissa i criteri di progettazione ed esercizio per i luoghi di lavoro, mette le porte resistenti al fuoco fra le cose da mantenere in efficienza in esercizio, insieme a estintori e impianti di rivelazione. E sul lato esodo aggiunge un requisito che riguarda spesso le stesse porte: se l'attività è aperta al pubblico, le porte ad apertura manuale lungo le vie d'esodo impiegate da più di venticinque occupanti nella condizione d'esodo più gravosa devono aprirsi nel senso dell'esodo ed essere dotate di dispositivo di apertura conforme alla UNI EN 1125 o equivalente. Una porta può essere insieme tagliafuoco e via d'esodo, e allora deve soddisfare entrambe le cose: resistere quando è chiusa e aprirsi con una spinta quando ci arriva addosso una fila di persone.
Sulla periodicità il decreto controlli non mette numeri, per le porte come per tutto il resto: dice che gli interventi vanno eseguiti e registrati secondo le cadenze indicate da disposizioni, norme e specifiche tecniche pertinenti e dal manuale d'uso e manutenzione, e definisce il controllo periodico come l'insieme delle operazioni da effettuarsi con frequenza non superiore a quella indicata. Il tetto lo fissa la norma, il costruttore o la tua valutazione dei rischi possono stringerlo. La cosa da chiedere al fornitore, quindi, non è «ogni quanto passate» ma il piano di controllo scritto, porta per porta, con il riferimento alla norma su cui è costruito. E un secondo elenco accanto: quali di quelle porte hanno un magnete, e chi lo prova.
Fonti: decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021, Allegato I tabella 1, Allegato II prospetti 3.3 e 3.5, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 230 del 25 settembre 2021; decreto del Ministro dell'interno 3 settembre 2021, punti 4.2.1 e 4.3, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 259 del 29 ottobre 2021; schede UNI 11473-1:2013, UNI 11473-2:2014 e UNI 11473-3:2014 su store.uni.com, tutte e tre in vigore alle date indicate.
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