Antincendio Industriale / Notizie
Riserva idrica antincendio: cosa si verifica davvero, e perché «ogni quanto» non ha una risposta sola
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Il decreto controlli non fissa nessuna periodicità: dice che vale quella indicata dalle norme tecniche e dal manuale, e che è un tetto massimo, non un minimo. Il volume della tua riserva, invece, sta nel progetto e in nessun articolo.

La riserva idrica è la parte del sistema antincendio che si vede meno e costa di più. È il serbatoio, la vasca o il bacino da cui il gruppo di pompaggio prende l'acqua per la rete di idranti e per gli sprinkler, ed è dimensionata per garantire una certa portata per un certo tempo. Quando manca o è insufficiente, l'impianto a valle è perfetto e inutile. Ed è anche la voce su cui più spesso arriva la domanda sbagliata: «ogni quanto va controllata?».
La domanda è sbagliata perché la legge, deliberatamente, non risponde. Il decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021, il decreto controlli, definisce il controllo periodico come l'insieme di operazioni «da effettuarsi con frequenza non superiore a quella indicata da disposizioni, norme, specifiche tecniche o manuali d'uso e manutenzione per verificare la completa e corretta funzionalità» degli impianti. E nell'Allegato I ripete che i controlli vanno annotati sul registro «secondo le cadenze temporali indicate da disposizioni, norme e specifiche tecniche pertinenti, nazionali o internazionali, nonché dal manuale d'uso e manutenzione». Due cose, quindi. La prima è che il calendario non lo scrive il decreto: lo scrivono le norme tecniche applicabili al tuo impianto e il libretto di chi te l'ha costruito. La seconda, quella che quasi nessuno legge, è la parola «non superiore»: le norme fissano il tetto massimo, non il minimo. La tua valutazione dei rischi, una prescrizione del Comando o il manuale del costruttore possono stringere quegli intervalli, mai allargarli.
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Anche il volume, per lo stesso motivo, non è un numero che si possa trovare in un articolo. Le caratteristiche dell'alimentazione idrica — quanto deve erogare, per quanto tempo, con quanta ridondanza — le stabilisce il progettista sulla base della valutazione del rischio, e il Codice di prevenzione incendi si limita a indicare quando conviene salire di livello: per le reti di idranti, quando il livello di pericolosità determinato secondo la UNI 10779 è pari a 3 o quando è prevista la protezione esterna; per gli sprinkler, quando gli ambiti serviti sono classificati OH3, HHS o HHP secondo la UNI EN 12845. Le tabelle che traducono quelle sigle in metri cubi e in minuti stanno dentro le due norme, che sono a pagamento, e comunque non basterebbero: il numero che vale per te è quello scritto nel progetto del tuo impianto. Se non ce l'hai, il primo controllo da fare non è sull'acqua, è nell'archivio.
Detto questo, che cosa si verifica davvero su una riserva idrica è una domanda con una risposta molto concreta, e il decreto controlli la dà indirettamente descrivendo che cosa il tecnico manutentore deve saper fare. Nel prospetto delle reti di idranti, la parte pratica comprende «operazioni di verifica, riparazione o sostituzione dei componenti dell'alimentazione idrica e dei gruppi di pompaggio»; la stessa voce compare, quasi identica, nel prospetto degli impianti sprinkler, dove alla lista si aggiungono le prove dei gruppi di pompaggio antincendio. L'alimentazione idrica, quindi, non è un contenitore d'acqua: è un insieme di componenti che si verificano uno per uno, e che comprende il serbatoio, il suo reintegro, i livelli, gli sfiati, gli scarichi, i collegamenti verso le pompe e i dispositivi che segnalano l'anomalia. Nel Codice, la definizione di rete di idranti elenca come componenti principali l'alimentazione idrica, la rete di tubazioni fisse, gli attacchi di mandata per autopompa, le valvole e gli apparecchi erogatori: l'alimentazione è la prima voce dell'elenco, non un accessorio.
C'è poi una parte che riguarda solo chi si alimenta dall'acquedotto, ed è quella su cui si scoprono i buchi più imbarazzanti. Il Codice prevede che, ai fini della determinazione della continuità dell'alimentazione idrica da acquedotto, la disponibilità possa essere attestata mediante dati statistici relativi agli anni precedenti come specificato dalla UNI 10779 o con criterio equivalente, e precisa che queste attestazioni sono rilasciate dagli enti erogatori o da un professionista antincendio. Non è un adempimento del manutentore: è un documento che deve esistere nel fascicolo dell'impianto. Se la tua rete si regge sull'acquedotto e quel foglio non c'è, l'alimentazione idrica non è dimostrata, e nessun controllo semestrale colma la mancanza.
Un'ultima precisazione che conviene tenere a mente quando si legge un preventivo. Il decreto controlli, all'articolo 3, dice che l'applicazione della normazione tecnica volontaria — le norme ISO, IEC, EN, CEI, UNI — «conferisce presunzione di conformità, ma rimane volontaria e non obbligatoria, a meno che non sia resa cogente da altre disposizioni». Significa che il manutentore può in teoria seguire un criterio diverso da quello della norma UNI, ma allora deve dimostrare di raggiungere lo stesso risultato, e la responsabilità di quella scelta è sua. In pratica, per un impianto ordinario, nessuno ha interesse a uscire dalla norma. Ma è il motivo per cui la frase da pretendere in offerta non è «manutenzione a norma», che non vuole dire niente, bensì l'indicazione della norma applicata, dell'edizione e delle cadenze che ne derivano per i tuoi componenti.
Riassumendo in tre righe operative. Il volume e l'autonomia della riserva stanno nel progetto e vanno recuperati da lì. Le cadenze dei controlli stanno nella UNI 10779, nella UNI EN 12845 e nel manuale del costruttore, e vanno consegnate per iscritto dal manutentore riferite al tuo impianto. La verifica del livello, che è la cosa più semplice di tutte, non è compito del manutentore ma tuo: il decreto mette la sorveglianza in capo ai lavoratori normalmente presenti, adeguatamente istruiti, con idonee liste di controllo. Una riga sulla lista, una volta alla settimana, e il serbatoio vuoto lo scopri tu invece che i vigili del fuoco.
Fonti: decreto del Ministro dell'interno 1° settembre 2021, articoli 1 e 3, Allegato I punti 1 e 2 e Allegato II prospetti 3.2 e 3.4, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 230 del 25 settembre 2021; allegato 1 al decreto del Ministro dell'interno 3 agosto 2015 nel testo sostituito integralmente dal decreto 18 ottobre 2019, capitolo G.1 e capitolo S.6, paragrafi S.6.8.1, S.6.8.2 e S.6.9.1.1, consultato nel testo coordinato non ufficiale curato dall'ing. Mauro Malizia; schede UNI 10779:2021, UNI EN 12845:2026 e UNI 11292:2019 su store.uni.com. In questo articolo non trovi metri cubi né mesi: i primi stanno nel progetto del tuo impianto, i secondi nelle norme tecniche e nel manuale del costruttore.
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